LE STORIE

I BUTTERI IN MAREMMA: I Butteri sono per la Maremma come i Cowboys per il Far West: figure iconiche, epiche, molto legati al bestiame, al territorio. In sella dall’alba al tramonto, in tutte le stagioni, dietro le mandrie, anche nei territori più impervi, accomunati agli animali nella lotta per la sopravvivenza.

I Butteri di oggi mantengono vive le tradizioni: guidano il loro cavallo con una mano sola, stringendo nell'altra mano l'uncino, il lungo bastone ricurvo d’aiuto per il lavoro. Il cavallo del Buttero è di razza maremmana, robusto, alto al garrese oltre 165 cm, dal tipico mantello baio o morello, affidabile anche in percorsi difficili. Sono tradizionali anche i tipi di sella: la “scafarda”, su arcione in legno, la “bardella” più semplice e la “sella col pallino”. Nelle vicinanze del Podere Pagliaiolo, solitamente a luglio, i Butteri di Pomonte organizzano la Sbraciata del Buttero, con spettacoli a cavallo, scene di vita contadina e la gustosa carne, cotta sulle braci come una volta. Una esperienza in più per scegliere la vacanza alla Guest House del Pagliaiolo.

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L’Associazione Butteri dell’Alta Maremma organizza eventi, tornei, esibizioni che sono un’esperienza davvero formidabile, anche se richiedono di spostarsi un pò.

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IL BRIGANTE TIBURZI:  Un politico del tempo definì il brigantaggio maremmano, in base alle tensioni sociali di allora, "la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche e secolari ingiustizie". Il “Re della Maremma”, Domenico Tiburzi, chiamato da tutti "Domenichino", fu il più famoso brigante della zona, divenuto una leggenda tra gli abitanti di tutta la provincia di Grosseto. Era un Robin Hood toscano, aveva istituito la “tassa del brigantaggio” contro i nobili ed i ricchi possidenti terrieri che tenevano in pugno l'economia agricola della zona. Un eroe popolare, il brigante buono che uccideva "perché fosse rispettato il comando di non uccidere". Eliminò, infatti, quei briganti che si erano distinti per la loro brutalità, quelli cioè che non era riuscito a ridurre a più miti consigli con la persuasione. Il Tiburzi distingueva bene la legge dalla giustizia e lui stesso si era nominato protettore della giustizia anche contro la legge dello Stato. Era imprendibile, protetto da gran parte della popolazione; morì tardi, in una incursione dei Carabinieri. Il parroco di Capalbio dell’epoca non voleva benedire la salma e seppellirla nel cimitero. La popolazione insorse e fu raggiunto il compromesso di una sepoltura a metà fra cimitero e strada. Ancor oggi la tomba del brigante Tiburzi testimonia questa eccentricità.

L’ULIVO DI MAGLIANO:  Il famoso Ulivo di Magliano ha circa tremiladuecento anni! È tra i più vecchi olivi conosciuti al mondo e con una circonferenza superiore a 8 metri, custodisce più di una leggenda. Si racconta che agli albori del Cristianesimo, attorno alla pianta venivano celebrate feste pagane in onore delle divinità campestri. Altri racconti di epoca medievale narrano che sotto l’olivo di Magliano nella notte di San Giovanni, tradizionalmente legata ai riti pagani, avveniva la riunione, con fauni e centauri, di tutte le streghe della Maremma. La più famosa delle leggende racconta di una strega in particolare che danzando tutti i venerdì attorno all’albero fece assumere all’ulivo di Magliano la forma attorcigliata che ha oggi.

IL DIO SATURNO: Saturnia, i cui più antichi reperti appartengono al Neolitico, forse fu fondata dai leggendari Pelasgi provenienti dall’Arcadia. Ma i miti più popolari sono collegati al Dio Saturno. Di certo molto conosciuto è quello che la considera la più antica città d’Italia, fondata da Saturno che, sconfitto nella Titanomachia, cercò rifugio nell'Italia centrale, di cui divenne il re eponimo. Ma il nome di Saturno alimenta altre leggende. Una di queste racconta che Giove, volendo prendere il suo posto a capo di tutti gli dei, lo cacciò dal trono scaraventandolo dal cielo. L’anziano dio cadendo finì sulla Terra, che lo accolse aprendogli un varco dal quale sarebbe scaturita immediatamente una sorgente quasi miracolosa: le terme ovvero il Bagno Santo. Un altro mito narra invece che il dio Saturno, adirato con gli uomini sempre in guerra, abbia scagliato un fulmine sulla Terra, originando un cratere dal quale iniziò a zampillare un’acqua tiepida che avvolse l’atmosfera di vapori. Da quelle nebbie nacque con Saturnia una nuova umanità, più saggia e consapevole.

IL PALADINO ORLANDO: Dalla fondazione in poi Saturnia visse tutti i passaggi della storia territoriale, distruzioni e ricostruzioni, poteri antichi e nuovi, con tracce talvolta sovrapposte, dalle mura megalitiche dietro la Porta Romana fino a tutti i passaggi anche nel Medioevo, per arrivare al Granducato di Toscana e all’Italia. Certamente le sue straordinarie acque termali giocarono un ruolo importante per tutte le vicende e pure per la nascita di miti e leggende. Una famosa leggenda, nata sull’antico “Bagno Secco” romano, di cui Saturnia conserva ancora i resti, si basa sui poteri straordinari delle acque termali e sul reale fenomeno idrogeologico dello spostamento delle fonti. È il mito di Orlando e Rinaldo, paladini di Francia, partiti da Parigi verso Roma. Giunti alla Buca dei Paladini, Rinaldo sparì misteriosamente e Orlando si mise in cerca. Giunse così sotto le mura di Saturnia, in mano agli Infedeli. Il suo cavallo, Vegliantino, gli si rivolse con la frase «Stai forte, Orlando, non aver paura, ché Vegliantino varcherà le mura». Con un balzo il cavallo di Orlando scavalcò le mura di Saturnia, lasciando sul selciato l’impronta dello zoccolo ancora oggi visibile, e lui poté assalire i guerrieri saraceni. Durante la battaglia, il Paladino si accorse però che i nemici, che aveva colpito a morte, dopo poco gli ricomparivano davanti vivi e vegeti. Chiese spiegazione ad una vecchina che gli svelò il segreto: «dentro Saturnia c’è una sorgente miracolosa e chi è ferito, anche mortalmente, immergendosi in quell’acqua guarisce». Allora Orlando andò alla sorgente miracolosa e pronunciò le parole: «O bagno che sta’ dentro Saturnia, va’ nel piano e medica raspo e rogna!». La sorgente si prosciugò all’istante, per sgorgare più in basso, lontano dall’abitato. Da allora la sorgente saturnina prosciugata si chiama Bagno Secco.

IL GUERRIER MESCHINO: Altra leggenda collegata alle acque di Saturnia è quella del Guerrier Meschino. La leggenda racconta di un bambino abbandonato dai genitori e successivamente adottato. A questo bambino la coppia diede il nome di Meschino, per via delle misere condizioni in cui lo avevano trovato. Lo crebbero bene ed egli diventò un valido guerriero, tanto che fu nominato Guerrier Meschino. Durante una battaglia presso Saturnia, avvennero cose veramente strane: più uomini feriva e più gli tornavano davanti. Questi infatti si immergevano nelle acque di una sorgente fatata e tornavano su come non avessero mai avuto niente. Saputo dell’incantesimo, Meschino si diresse verso queste acque e, adirato, pronunciò le parole: «Acque, venite fuori e combattete contro di me!». La sorgente dalla paura si prosciugò e divenne il Bagno Secco e le acque straordinarie sgorgarono giù nel piano, dove oggi ci sono le Terme.